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Paragrafo 1 . novecentocinquantesimo premesse dell'espansione.

     
La  grande  trasformazione interna dell'Occidente fu un  segno  della
rinata   vitalit  che  avrebbe  trovato  successivi  sbocchi   verso
l'esterno attraverso vere e proprie offensive militari.
     L'attacco  armato  non  fu rivolto unicamente  contro  il  Medio
Oriente,  allo scopo di liberare la Terrasanta ed il Santo  Sepolcro,
ma  anche  contro  i principati  arabi attestati in  Spagna,  con  un
movimento  noto  come reconquista, per dirigersi infine  ad  Oriente,
contro le terre slave.
     Questa  avanzata europea, che continu per alcuni secoli  e  che
viene  generalmente  indicata con il termine  di  "crociata",  trasse
vantaggio   innanzitutto  da  un  fattore  esterno,  cio   l'arresto
dell'espansione araba nel Mediterraneo. L'impero arabo si  era  ormai
suddiviso  in vari tronconi, l'uno ostile all'altro: il califfato  di
Cordova in Spagna, il califfato della dinastia dei Fatimidi in Egitto
e il califfato legittimo di Baghdad. La potenza militare imperiale ne
era  risultata  considerevolmente indebolita,  tanto  che  l'egemonia
araba  nel  mar Tirreno si era progressivamente disgregata  a  favore
delle citt marinare italiane. Nella prima met del secolo undicesimo
Pisa  e  Genova  avevano  ripetutamente  sconfitto  le  forze  arabe,
liberando  la Sardegna dalle scorrerie saracene. Questo rovesciamento
della  situazione  militare  nel  Mediterraneo  occidentale,  che  si
accompagnava  ad  una  considerevole ripresa commerciale,  costituiva
certamente  un  incoraggiamento per le forze militari  e  dava  nuovo
impulso  alle spinte religiose che stavano crescendo nell'Europa  del
tempo.
     Alla  base  dell'espansione dell'Occidente cristiano  possibile
individuare anche fattori interni; primo fra tutti la presenza di  un
gran  numero  di  feudatari grandi e piccoli, che da  sempre  avevano
basato la propria sussistenza sull'uso delle armi e il possesso della
terra,  e  che la morale comune indicava come bellatores (guerrieri).
Per  effetto dell'aumento demografico, che aveva ingrossato  le  fila
degli  eredi  delle famiglie feudali e che aveva quindi assottigliato
le  risorse di molti di loro, essi si erano visti costretti a cercare
nuovi  introiti  al  di  fuori del patrimonio paterno.  Erano  dunque
divenuti protagonisti di lotte, vendette, aggressioni quotidiane, che
costrinsero  la  Chiesa,  nella persona  del  papa,  ad  invocare  le
cosiddette  "tregue  di Dio", con le quali era  vietato  l'uso  della
violenza  contro  tutti  gli  inermi  in  determinati  giorni   della
settimana e periodi dell'anno.
     Allo  scopo  di  mitigare l'impeto guerresco dei  bellatores  si
tent  poi di indirizzarli verso azioni ritenute pi degne,  come  la
lotta agli infedeli, promettendo
     
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     ricompense spirituali e lasciando intravedere la possibilit  di
guadagni materiali.
     Ma l'inquadramento di guerrieri privi di risorse verso obiettivi
di  gloria e di guadagni non spiega del tutto la vasta partecipazione
ad  un  fenomeno  come  le crociate. Ad esse non  aderirono  soltanto
cavalieri di second'ordine e folle di fanatici, ma anche principi, re
ed imperatori prestigiosi che non avevano bisogno di ricorrere a tali
imprese  per aumentare il proprio ascendente e le proprie  ricchezze:
la  loro  adesione pu spiegarsi solo con il rinnovamento  spirituale
che  coinvolse l'Occidente e che sedusse un po' tutti i ceti sociali.
Spia   del  crescente  slancio  religioso  fu  l'intensificarsi   dei
pellegrinaggi, che, praticati da oltre sette secoli verso i  maggiori
luoghi  di culto, assunsero nel corso dell'XIsecolo la dimensione  di
un fenomeno collettivo: ininterrotte file di fedeli si recavano verso
il  Santo  Sepolcro, si indirizzavano verso Roma o  raggiungevano  il
santuario  di  Santiago di Compostela nella Spagna  nord-occidentale,
con il desiderio di pentirsi e purificare la propria anima.
